Il sistema "peer review" è il mezzo con cui è possibile valutare il lavoro scientifico di un ricercatore sotto diversi punti di vista. Non tutti gli articoli scientifici pubblicati hanno però lo stesso valore: molto dipende dall'importanza della rivista (essere selezionati da Nature dopo aver sottoposto il proprio articolo non è la stessa cosa che pubblicare su Topolino per intenderci).
La carriera di un ricercatore dipende quasi esclusivamente dalla quantità e dalla qualità delle sue pubblicazioni: l'importanza della rivista si esplica in termini di "Impact Factor" (Nature e Science valgono ad esempio 100, Topolino vale 1), il numero di volte che altri autori citano il lavoro di un ricercatore aumenta invece il suo H-Index. Tutto gira intorno a questi due parametri.
Questo spiega perchè spesso alcuni (molti) lavori, partotiti con troppo fretta di pubblicare, risultino inaccurati e statisticamente inattendibili (il risultato viene ottenuto "ad ogni costo"): senza pensare che dietro a questo comportamento esistano vere e proprie frodi (a parte quelle conclamate alla Wakefield), il rischio è quello di minare uno dei fondamenti indiscutibili del sistema scientifico, ossia la ripetibilità degli esperimenti condotti nei lavori pubblicati.
Un gran bel pasticcio considerando che questo sistema, al momento, è l'unico mezzo con cui distinguere la ciarlataneria dalla scienza vera e propria.
Per questo plaudo all'iniziativa pirata di Sci-Hub, la piattaforma informatica creata dalla ricercatrice kazaka Alexandra Elbakyan, in grado di rimuovere le barriere (i paywall) create dalle riviste scientifiche: spesso per leggere una singola pubblicazione vengono richieste cifre ridicole (centinaia di dollari). Sci-Hub (chiusa dal 6 maggio 2016 a causa delle pressioni di Elsevier e Nature) ospita gratuitamente oltre 48 milioni di articoli.
La Scienza con la S maiuscola dovrebbe essere come il progetto del Kernel di Linux per migliorare (solo le piramidi hanno coinvolto nella loro realizzazione più persone): dovrebbe quindi essere Open Source, ossia facilmente consultabile da tutti in modo gratuito, in modo che ognuno possa contribuire.
O continueranno e essere pubblicati sempre più articoli acchiappaclick degni del premio IgNobel (o di Studio Aperto).
Satoshi Nakamoto è lo pseudonimo sotto cui si nasconde l'ideatore dei Bitcoin, la criptovaluta digitale di cui si parla moltissimo (una moneta spesso al centro di transazioni poco leggitime, come avviene per il riscatto dei ransomware).
La reale identità del creatore di questa valuta non è nota e sono numerosi coloro che vorrebbero conoscere questo piccolo Paperone, un vero e proprio self made man (si è "autogenerato" il capitale da solo). Tanto che dal 2011 si è aperta una vera e propria caccia all'uomo, sempre infruttuosa.
La notizia delle ultime settimane è che il padre dei Bitcoin si sarebbe rivelato ai microfoni della BBC: Craig Wright ha fornito però prove poco convincenti di questa paternità. Secondo gli esperti basterebbe poco per dimostrarlo, come modificare la propria firma digitale, operazione possibile solo all'ideatore dei Bitcoin, l'unico in possesso della chiave di autenticazione privata; ma ciò non è mai avvenuto.
La mossa finale di Wright è stata quella di cancellare il proprio sito e non fornire alcuna prova delle proprie dichiarazioni visto che a sua detta "nessuno gli crederebbe comunque". Insomma la solita trovata pubblicitaria.
Per approfondire: http://punto-informatico.it/4317672/PI/News/bitcoin-steven-wright-ci-ripensa.aspx
Locky è una delle soliti varianti di ransomware che cripta i dati contenuti nel pc e nelle cartelle di rete chiedendo un riscatto per la loro decifrazione (mi raccomando, effettuate cronicamente i backup su supporti fisici staccati dalla rete visto che gli antivirus sono impotenti di fronte a queste minacce).
In questo caso degli "hacker buoni" hanno colpito i server di uno dei ransomware più diffusi al mondo, Locky, e hanno sostituito il carico infettante (payload) con contenuti innocui: il riusltato è che il computer della vittima viene infettato, ma i dati non vengono cifrati (compare una scritta di scherno, "I'm with stupid Locky"!).
La soluzione sarà ovviamente temporanea, ma una volta tanto sono i buoni a segnare un punto a loro favore.
Per apprfondire: http://www.scmagazine.com/hacker-pranks-stupid-locky-distributor-but-ransomware-threat-keeps-growing/article/494650/
James Pinkstone, utente iTunes, si è trovato con 122 GB di musica cancellata dal suo account. Il servizio Cloud ("il PC di qualcun'altro") legge tutti i brani presenti sul computer, li confronta con quelli che Apple ha nel suo archivio principale e cancella nella macchina dell'utente quelli già presenti nel archivio Apple: in questo modo quando un utente vuole ascoltare da uno dei suoi dispositivi un brano, Apple glielo invia in streaming.
Il problema è che il software di confronto agisce spesso in modo maldestro: può confondere le versioni delle canzoni e sostituirle con altre (spesso cancella edizioni rare o acustiche sostituendole con versioni commerciali).
La persona in questione è un musicista: il servizio di Apple ha caricato sul server versioni in bassa qualità delle sue creazioni, cancellando dal suo disco le versioni originali; nel momento in cui lui smettesse di pagare l'abbonamento al servizo, si ritrovebbe senza più alcuna canzone.
Sono questi i pericoli di Apple Music che, sì, avvisa gli utenti della cancellazione, ma in modo poco chiaro: in generale, affidarsi al Cloud significa perdere sempre di più il controllo dei propri dati.
Per approfondire: http://punto-informatico.it/4317124/PI/News/apple-music-frutti-velenosi-del-cloud.aspx
Jani, bambino finalndese di 10 anni, dichiara di aver imparato la sicurezza informatica guardando insieme al fratello alcuni tutorial su Youtube. Il frutto di questo hobby lo avrebbe portato ad inviduare una falla su Instagram con la quale sarebbe stato in grado di eliminare tutti i commenti di un utente presenti sulla piattaforma. Il piccolo prodigio avrebbe presentato così bene il bug di sicurezza da ricevere 10 mila dollari come ricompensa.
Jani batte un record: è il più giovane ricercatore di bug ad essere stato premiato (in precedenza il record era detenuto da un quindicenne pakistano).
Per approfondire: http://thehackernews.com/2016/05/youngest-hacker.html
Con la promessa fasula del'autodistruzione dei messaggi (per lo più foto) molti account Snapchat presentano un passto "burrascoso". Se si vuole eliminare l'account attuale per crearne uno nuovo bisogna utilizzare il browser di un pc; è infatti impossibile da telefono.
Questo il link:
http://support.snapchat.com/delete-account
A questo punto non rimane che seguire le istruzioni e aspettare 30 giorni per l'eliminazione definitiva del'account.
Il sito elitario Beautiful People è stato hackerato a fine dicembre dello scorso anno: ci sono in vendita 1 milione di password e dati personali degli iscritti. I responsabili di questo sito non hanno messo in sicurezza il sito di test che sfruttava MongoDB, database open source tanto popolare quanto hackerabile (le password di 93 milioni di elettori messicani sono state violte sfruttando le falle del medesimo programma).
I dispositivi Android più datati e meno aggiornabili sono preda di una nuova forma di attacco che prende in ostaggio il telefono. Si riceve un messaggio dagli attaccanti che blocca il telefono e costringe gli utenti a pagare un riscatto di 200 dollari pagabili in tessere iTunes per poterlo sbloccare.
Unica soluzione aggiornare o cambiare il dispositivo.
Le debolezze del sistema Swift e le numerose pecche del reparto IT della banca del Bangladesh: dalla mancanza di un firewall alla rete informatica costituita da equipaggiamento economico, di seconda mano e già hackerato. Queste falle hanno permesso di modificare il sistema Swift dall'interno in modo tale che le loro transizioni truffaldine non venissero tracciate.